mercoledì 9 dicembre 2015

Paradise by the "C"


"Paradise by the "C" (1978) Bruce Springsteen

Travolgente! 
Anche questa canzone era stata "scartata" e stava in un angolino del "Live 1975-1985".

sabato 28 novembre 2015

Party lights | Stray bullet (The river)


"Party lights" (1979) Bruce Springsteen

"Conosco ragazze che crescono in fretta lì da dove vieni
Ti sei lasciata dietro ciò che ti veniva chiesto e ti sei sposata piccola… oh così giovane
Ora quella tua bambina sembra stia crescendo durante la notte
Ma ti mancano le luci della festa 
Ti mancano le luci della festa
Ti mancano le luci della festa
Quando sei sdraiata nel letto di notte
Voleva essere il tuo Romeo, tu saresti stata la sua Giulietta
Ora non ti aspetti alcun Romeo, 
ma solo l’assegno del sussidio
Mentre altre ragazze della tua età sono fuori con gli amanti che le portano fuori la notte
Ti mancano le luci della festa"

"The Ties That Bind: The River Collection" è il nuovo box set di Bruce Springsteen dedicato all’album "The River" del 1980, in uscita il prossimo 4 dicembre 2015. 
In questo cofanetto composto da canzoni conosciute (anche con arrangiamenti inediti), brani non pubblicati, foto e video (4 cd e 3 dvd), è compresa l’inedita "Party Lights", scritta per quell'album, ma poi non pubblicata.

Qui sotto un altro brano, registrato in quel periodo e scartato, e ora riproposto nel cofanetto. "Stray bullet" è una bellissima ballata: evidenti le assonanze con "The river", straordinari il piano di Bittan ed il sax di Clemons.


"Stray bullet" (1979) Bruce Springsteen

Nel cofanetto non poteva mancare un video con la canzone che dà il titolo all'album, quella "The river" che non ci stancheremo mai di ascoltare. Eccola.


"The river" (1980) versione live Tempe 1980



Il contenuto del cofanetto: clicca sulla foto per ingrandirla

sabato 14 novembre 2015

giovedì 5 novembre 2015

Alleluia


"Echoes in the rain" (2015) Enya

Al vespero in un bar si sente questa canzone. 
Lei non si ascoltava da tempo, ma lo stile è inconfondibile.

lunedì 2 novembre 2015

Occhi che non vedono più



«Il problema è avere occhi e non saper vedere, non guardare le cose che accadono, nemmeno l'ordito minimo della realtà. Occhi chiusi. Occhi che non vedono più. Che non sono più curiosi. Che non si aspettano che accada più niente. Forse perché non credono che la bellezza esista. Ma sul deserto delle nostre strade Lei passa, rompendo il finito limite e riempiendo i nostri occhi di infinito desiderio». 
Pier Paolo Pasolini




lunedì 26 ottobre 2015

Kobane, tra le rovine la vita riprende



All'inizio di quest'anno pubblicammo il post "Ricordate Kobane? Dei profughi siriani in generale ci siamo poi ricordati o accorti in estate, quando hanno iniziato ad attraversare l'Europa.
Ogni tanto i media si ricordano di Kobane, questa volta per una bella notizia: il primo matrimonio civile celebrato dopo che i kurdi hanno cacciato le forze dell'Isis dalla città. Tra le rovine la vita riprende.



venerdì 23 ottobre 2015

Com'è profondo il mare


"Com'è profondo il mare" (1977) Lucio Dalla

"... Con la forza di un ricatto l’uomo diventò qualcuno, resuscitò anche i morti, spalancò prigioni, bloccò sei treni con relativi vagoni. Innalzò per un attimo il povero ad un ruolo difficile da mantenere, poi lo lasciò cadere a piangere e a urlare, solo in mezzo al mare. Com’è profondo il mare.

Poi da solo l’urlo diventò un tamburo e il povero, come un lampo nel cielo sicuro, cominciò una guerra per conquistare quello scherzo di terra che il suo grande cuore doveva coltivare. Com’è profondo il mare.

Ma la terra gli fu portata via, compresa quella rimasta addosso. Fu scaraventato in un palazzo, in un fosso, non ricordo bene. Poi una storia di catene, bastonate e chirurgia sperimentale. Com’è profondo il mare.

Intanto un mistico, forse un’aviatore, inventò la commozione e rimise d’accordo tutti, i belli con i brutti, con qualche danno per i brutti che si videro consegnare un pezzo di specchio, così da potersi guardare. Com’è profondo il mare.

Frattanto i pesci, dai quali discendiamo tutti, assistettero curiosi al dramma collettivo di questo mondo, che a loro indubbiamente doveva sembrar cattivo. E cominciarono a pensare, nel loro grande mare. Com’è profondo il mare, nel loro grande mare. Com’è profondo il mare.

E’ chiaro che il pensiero dà fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce, anzi un pesce, e come pesce è difficile da bloccare, perchè lo protegge il mare. Com’è profondo il mare.

Certo, chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche, il pensiero come l’oceano non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare. Così stanno bruciando il mare, così stanno uccidendo il mare, così stanno umiliando il mare, così stanno piegando il mare."

venerdì 16 ottobre 2015

Removed: la moderna solitudine social



"Presenza ed assenza, insieme, in un progetto fotografico che vuole far riflettere sulla moderna solitudine 'social'. 
Il progetto 'Removed', del fotografo Eric Prickersqill, non è un attacco nostalgico alle nuove tecnologie perché - è lo stesso artista ad ammetterlo - non si tratta di mettere in discussione smartphone e social network: lo scopo è mostrare, piuttosto, l'attenzione ossessiva che riversiamo verso i nostri cellulari. La serie fotografica, racconta Eric, è stata ispirata da una famiglia in un caffè di New York fissa ad osservare il proprio device: "Erano disconnessi gli uni dagli altri, non parlavano fra di loro e sia il padre che le figlie guardavano lo smartphone mentre la madre sedeva poco lontano". "Mi ero rattristato - continua Eric - sull'uso della nuova tecnologia che, mentre ci permette di interagire con persone lontane da noi, ci costringe a non comunicare con chi ci è accanto". 
Per rappresentare visivamente questo straniamento Eric ha fotografato persone mentre, in un contesto quotidiano, utilizzano smartphone inesistenti per dimostrare come - in verità - l'attenzione che dedichiamo ai nuovi dispositivi ci alieni completamente dalla realtà che viviamo". da Repubblica.it 



Nel sito del progetto Removed tutte le foto.

martedì 13 ottobre 2015

Disconnect To Connect



Qualche anno fa è stata coniata la parola phubbing per definire "l’atteggiamento, assai poco cortese, di trascurare una persona con cui si è impegnati in una qualsiasi situazione sociale (dalla camera da letto al caffè al bar) controllando compulsivamente lo smartphone".



Il fenomeno sta tracimando. 
Secondo Wired.it, che cita un'inchiesta, "non è più l’onnipresente aggeggio (lo smartphone, il tablet, lo smartwatch, quello che vi pare) a costituire una distrazione per la quale sentirsi magari pure in colpa. Tutto il contrario: è piuttosto chi ha avuto la sfortuna di capitare con quel 46,3% di partner protagonisti di phubbing a incarnare un irritante distoglimento dal display". 
Insomma, accade un tale rovesciamento da far dire, paradossalmente ma non troppo: “La mia vita è diventata la principale distrazione dal telefono”.



Wired annota nello stesso articolo che "l’ecosistema in cui siamo immersi sta cambiando quasi sempre senza che ce ne rendiamo conto e sta costruendo mutamenti profondissimi nel modo in cui ci relazioniamo. Un lavoro chirurgico al quale non riusciamo a contrapporre un’ecologia decente, cioè una nuova grammatica delle relazioni con questi oggetti che tante opportunità producono ma altrettanti fronti spalancano negli equilibri quotidiani". 




Stopphubbing.com è un sito che contrasta il phubbing.
Come questi due video (il secondo commerciale, ma a buon fine).

sabato 10 ottobre 2015

A fine fine boy

In un uggioso sabato pomeriggio autunnale, spunta fuori un vecchio brano semplice e brioso.
Qui sotto la versione originale e la verve, contagiosa e da ventenne, di Marlene Love in un'esibizione di qualche anno fa con Bruce Springsteen. 


"A fine fine boy" (1963) Darlene Love