"Party lights" (1979) Bruce Springsteen
"Conosco ragazze che crescono in fretta lì da dove vieni Ti sei lasciata dietro ciò che ti veniva chiesto e ti sei sposata piccola… oh così giovane Ora quella tua bambina sembra stia crescendo durante la notte Ma ti mancano le luci della festa Ti mancano le luci della festa Ti mancano le luci della festa Quando sei sdraiata nel letto di notte Voleva essere il tuo Romeo, tu saresti stata la sua Giulietta Ora non ti aspetti alcun Romeo, ma solo l’assegno del sussidio Mentre altre ragazze della tua età sono fuori con gli amanti che le portano fuori la notte Ti mancano le luci della festa" "The Ties That Bind: The River Collection" è il nuovo box set di Bruce Springsteen dedicato all’album "The River" del 1980, in uscita il prossimo 4 dicembre 2015. In questo cofanetto composto da canzoni conosciute (anche con arrangiamenti inediti), brani non pubblicati, foto e video (4 cd e 3 dvd), è compresa l’inedita "Party Lights", scritta per quell'album, ma poi non pubblicata. Qui sotto un altro brano, registrato in quel periodo e scartato, e ora riproposto nel cofanetto. "Stray bullet" è una bellissima ballata: evidenti le assonanze con "The river", straordinari il piano di Bittan ed il sax di Clemons.
"Stray bullet" (1979) Bruce Springsteen
Nel cofanetto non poteva mancare un video con la canzone che dà il titolo all'album, quella "The river" che non ci stancheremo mai di ascoltare. Eccola.
"The river" (1980) versione live Tempe 1980 Il contenuto del cofanetto: clicca sulla foto per ingrandirla
Il 14 gennaio esce il diciottesimo album di Bruce Springsteen, che comprende materiale inedito, cover come quella che dà il titolo all'album e versioni riarrangiate di canzoni già note, tra cui "The Ghost of Tom Joad" e "American skin (41 shots)", prima d'ora mai incisa in studio. Con la E steet band è presente in quasi tutte le canzoni Tom Morello, chitarrista dei Rage against the machine. Le canzoni sono "il racconto della realtà americana contemporanea, nella quale la promessa di prosperità e opportunità soccombe alla violenza dell’ingiustizia." L'album si conclude con "Dream baby dream", il brano scritto e suonato dai Suicide di Alan Vega e Martin Rev che Springsteen ha proposto (in versione acustica) in chiusura delle date del suo "Devils and Dust tour". Su questa canzone è stato costruito un video con le immagini dei concerti dell'ultimo tour. "Dream baby dream" (1979) Alan Vega, Martin Rev Un articolo suRollingstonemagazineper saperne di più.
Roma, 11 luglio 2013: Bruce Springsteen e la E Street Band concludono le tappe italiane proponendo, con gli archi di Roma Sinfonietta, una perla raramente eseguita.
"New York City Serenade" (1973) Bruce Springsteen- Live in Roma 11.07.2013
In vista del concerto romano, con questo post continuiamo a costeggiare le tappe italiane del "Wrecking ball Tour 2013". 1975. C'è chi non era ancora nato e chi diventava maggiorenne. In Italia molti si sentivano accarezzati dal vento del cambiamento, pochi conoscevano Bruce Springsteen. Quell'anno esce "Born to run" e gli ammiratori di Springsteen crebbero.
"Born to run" (1975) Live Hammersmith Odeon - London 1975
Qui sotto una foto con la E Street Band di quel tempo
E qui due foto scattate nel "Tempio" di San Siro il 3 giugno 2013
In un editoriale del 16 giugno 2013, il New York Times scrive: "La scorsa notte più di 50mila newyorchesi hanno dormito in rifugi per senzatetto e nelle strade della città. Circa 21mila erano bambini". Il 17 giugno 2013, il Daily Mail pubblica le foto in bianco e nero realizzate da Jacob A. Riis negli ultimi anni dell'800. Le fotografie sono incentrate sulle famiglie di immigrati e forniscono una finestra sullo squallore, le privazioni e la povertà di quel periodo. Eccone due.
Dopo aver costeggiato le prime tre tappe italiane del tour 2013 di Bruce Springsteen, red un-altravita prosegue i post in attesa del ritorno a Roma, l'11 luglio. Come nei precedenti, si parte da un fatto e si arriva a Springsteen. Questo post contiene "American Land", omaggio per nulla retorico e patriottico a chi ha fondato gli Stati Uniti, tra cui tanti immigrati italiani come i suoi stessi nonni materni, gli Zerilli. Da notare che una delle due fisarmoniche è una Fantini, made in Castelfidardo.
"American Land" (2007) Bruce Springsteen (Live Glastonbury 2009)
"I McNichola, i Posalski, gli Smith ed anche gli Zerilli i neri, gli irlandesi, gli italiani, i tedeschi e gli ebrei hanno attraversato l'oceano, mille miglia da casa con le pance vuote, ma col fuoco dentro. Sono morti costruendo le ferrovie, hanno lavorato fino a ridursi a pelle e ossa sono morti nei campi e nelle fabbriche, nomi dispersi nel vento sono morti per arrivare fin qui cent'anni fa, e muoiono ancora le braccia che hanno costruito il paese che ha sempre cercato di opprimerle".
Red-un'altravita prosegue a costeggiare il tour 2013 di Bruce Springsteen. Oggi è la volta di "41 colpi" - Omaggio illustrato alla poetica di Bruce Springsteen -, volume di graphic nouvel realizzato da Marco Peroni e Riccardo Cecchetti ed appena pubblicato dall'editirice Becco Giallo.
New York, 12 giugno 2000, a poche ore dal primo dei dieci concerti di Springsteen in programma al Madison Square Garden. Il rocker ha da poco composto la canzone "American Skin", che parla dell'uccisione da parte delle forze dell'ordine dell'innocente, disarmato, incensurato Amadou Diallo, con 41 colpi di pistola. L'associazione dei poliziotti di New York e le autorità cittadine hanno fatto pressioni su Springsteen affinché non esegua la canzone, mentre tutti gli agenti sono stati invitati a boicottare il concerto. Come andranno le cose? A raccontarlo è proprio un poliziotto, un qualunque "Joe" che assomiglia davvero tanto al protagonista di una vecchia canzone di Nebraska. La sua vita è stata segnata da quella musica. Ci è cresciuto, ci si è identificato fino a diventare con essa una cosa sola. Seduto sui gradini del Madison, Joe decide di entrare e stare dalla parte del rocker. Egli sa che dalla scelta che Springsteen dovrà prendere di lì a poco – suonare o non suonare “American skin” – dipendono tutti i suoi sogni e forse la sua stessa sopravvivenza.
Le quattro tavole si possono ingrandire cliccandoci sopra Quiuna puntuale recensione del volume.
Qui, all'interno di un precedente post, una bellissima esecuzione live del brano "American skin (41 shots)".
"This land is your land" (1940) Woody Guthrie, qui interpretata da Bruce Springsteen (1985)
14 luglio 1912: cento anni fa nasceva Woody Guthrie. La sua "This land is your land", scritta nel 1940, fa parte del patrimonio folk USA e, come dice lo stesso Springsteen nel video con sottotitoli in italiano, forse è la più grande canzone mai scritta sull'America.
Questa esecuzione è tratta dal concerto tenuto il 30 settembre 1985 al Memorial Coliseum di Los Angeles. Woody Guthrie, cento anni, di Sandro Portelli Woody Guthrie, il seme della protesta
da cui sbocciarono Dylan e Springsteen, un articolo di Repubblica
"Nel mondo ci sono solo due tipi di persone: quelle che adorano Bruce Springsteen e quelle che non l'hanno mai visto in concerto" (Larry Katz). A distanza di una settimana, con la musica e l'acqua ancora sulla pelle, chi è stato a Firenze sa che la celebre frase del giornalista del Boston Herald si è avverata di nuovo.
Sotto: "Jack of all trades", nella versione eseguita a Firenze (nel widget quella del disco, con l'assolo alla chitarra di Tom Morello) e "Twist and shout", cantata da Springsteen sotto l'acqua, come buona parte del concerto fiorentino.
Oh,
nessuna palla di cannone è volata, nessun
fucile ci ha abbattuto Nessuna
bomba è caduta dal cielo, nessun
sangue ha bagnato il terreno Nessun
bagliore ha accecato la mia vista, nessun
tuono mortale ha risuonato Ma
sicura come la mano di Dio, loro
hanno portato la morte nella mia città Hanno
portato la morte nelle mia città
Nessuna
granata ha squarciato il cielo della sera Nessuna
città è bruciata Nessun
esercito ha assalito le rive per
cui abbiamo dato la vita Nessun
dittatore è stato incoronato Mi
sono svegliato in una notte tranquilla, senza
udire rumore Predoni
hanno fatto incursione nell'oscurità e
hanno portato la morte nella mia città, ragazzi Morte
nelle mia città
Hanno
distrutto gli stabilimenti delle nostre famiglie e si
sono presi le nostre case Hanno
lasciato i nostri corpi sulle pianure, gli
avvoltoi si sono presi le nostre ossa Quindi
ascoltami, ragazzo mio, stai
pronto per quando arriveranno Perché
ritorneranno è sicuro come il sole che sorge Ora
preparati una canzone da cantare e cantala forte fino
a che tutto non sarà finito
Sì,
cantala chiara e forte Manda
i capitalisti senza scrupoli dritti all'inferno I
ladri avidi che sono arrivati E
hanno mangiato la carne di tutto ciò che hanno trovato I
cui crimini sono ancora rimasti impuniti Coloro
che ora percorrono la strada da uomini liberi Ah,
hanno portato la morte nella nostra città, ragazzi
Dopo aver dedicato due post (1)(2)a "Wrecking ball", il diciassettesimo album di Bruce Springsteen in uscita oggi, qui facciamo parlare le immagini.
Ora non resta che ascoltare per intero il disco, leggendotesti e traduzionidelle 11 canzoni originali.
Nessuna granata ha squarciato il cielo della sera Nessuna città è bruciata Nessun esercito ha assalito le rive per cui abbiamo dato la vita Nessun dittatore è stato incoronato Mi sono svegliato in una notte tranquilla, senza udire rumore Predoni hanno fatto incursione nell'oscurità, e hanno portato la morte nella mia città, ragazzi Morte nelle mia città
Hanno distrutto gli stabilimenti delle nostre famiglie e si sono presi le nostre case Hanno lasciato i nostri corpi sulle pianure, gli avvoltoi si sono presi le nostre ossa
Quindi ascoltami, ragazzo mio, stai pronto per quando arriveranno Perché ritorneranno è sicuro come il sole che sorge Ora preparati una canzone da cantare e cantala forte fino a che tutto non sarà finito
«Ho lavorato per un anno e mezzo a un disco che poi ho gettato via, come mi capita talvolta di fare. Era arrivata la crisi, avevo amici costretti ad abbandonare la casa in cui vivevano, e intanto nessun colpevole finiva in galera: non potevo occuparmi d'altro, in un momento come quello. Che cosa sta succedendo, mi chiedevo, che cosa era questa enorme spaccatura che stava aprendo una voragine nel sogno americano? Il lavoro dà identità e dignità alle persone, è ciò che permette di avere rispetto di sé stessi. L'aumento della disoccupazione mi sembrava una tragedia nazionale gigantesca e trascurata. Nella mia famiglia chi portava a casa la pagnotta è sempre stata mia madre. Non si fermava mai, è stata una grande figura per me, mentre il fallimento di mio padre ha trasformato la mia vita in un campo minato che da adolescente non riuscivo mai ad attraversare senza danni. La mia natura non è politica, e anche se da adulto ho letto e studiato per capire che cosa mi era accaduto da ragazzo, tendo a leggere gli avvenimenti in chiave psicologica più che sociologica. Per questo, la prevalenza del settore dei servizi sul manifatturiero io la interpreto così, come la mia famiglia, per questo dico che, come casa mia, una nazione non può reggersi solo sui servizi e rinunciare alla produzione, e che una società non può vincere se la promessa di uguaglianza, giustizia e libertà è spezzata. Continuo a sostenere Obama, anche se su alcuni punti come l'aiuto alla creazione di posti di lavoro poteva fare di più, e ritengo Occupy Wall Street la novità più importante degli ultimi tempi, perché ha cambiato radicalmente, e in poche settimane, la conversazione della gente. Ora tutti parlano della finanza, tutti stanno dalla parte dell'uomo comune, anche Gingrich dà dell'avvoltoio capitalista a Romney, e questo mi piace molto. Dove andremo, che cosa accadrà, non lo so, ma d'altra parte non potete chiedere risposte a quelli che fanno musica. Noi, al massimo, siamo i canarini nella miniera».
Stralci della conferenza stampa europea per la presentazione di "Wrecking ball"; parole che fanno capire il senso del nuovo album di Bruce Springsteen. In anteprima una recensionedel disco in uscita il 6 marzo.
Intanto ascoltiamo un'altra canzone in arrivo: col volume alto, fatevi conquistare!
"Shackled and drawn" - la terza, nella scaletta del nuovo album - è caratterizzata da un incedere spiccatamente country folk, e da un testo socialmente molto schierato che, non a caso, recita: "Gambling man rolls the dice, workingman pays the bill/ It’s still fat and easy up on banker’s hill/ Up on banker’s hill, the party’s going strong/ Down here below we’re shackled and drawn" - "Gli scommettitori giocano a dadi, i lavoratori pagano il conto/Tutto è ancora ricco e facile sulla collina dei banchieri/Sulla collina dei banchieri, dove è ancora tutto prospero/Mentre qua giù noi siamo prigionieri e sfiniti dalla stanchezza".Da rockol.it
Da oggi si può ascoltare "We Take Care Of Our Own", il primo singolo estratto dal nuovo album di Bruce Springsteen in uscita il prossimo 6 marzo. Alza il volume!
Il titolo del cd è "Wrecking ball", una canzone già eseguita durante gli ultimi concerti, ma non incisa. Qui sotto è proposta in una versione live dell'ottobre 2009, con un montaggio che già fa gustare i concerti del prossimo tour.
Dopo aver campeggiato per molto tempo nella home page, il widget di uno dei concerti più belli di Bruce Springsteen si trasferisce tra le playlist di red-un'altravita - Musica!
Da lì si potrà ascoltare ancora con la E Street Band al completo. Thancks Danny, thancks Clarence...
Su fiumi di pietra e antichi letti d’oceano cammino in sandali di corda con la suola di gomma le tasche piene di polvere, la bocca piena di fredda pietra La pallida luna apre la terra fino alle ossa Quanto vorrei un tuo bacio, mia cara, per il tuo dolce amore ringrazio Dio Il tocco dei tuoi amorevoli polpastrelli Ci vediamo al Matamoros Ci vediamo al Matamoros Ci vediamo sulle rive del Matamoros
"Ogni anno molte persone muoiono attraversando deserti, montagne e fiumi dei nostri confini meridionali in cerca di una vita migliore. Qui seguo il viaggio al contrario, dal corpo sul letto del fiume, all’uomo che cammina per il deserto verso le rive del Rio Grande" (Bruce Springsteen).
Matamoros è una città messicana sul Rio Grande, al confine con gli Stati Uniti.
Bruce Springsteen è a Roma in occasione della proiezione del documentario "The Promise: the making of 'Darkness on the edge of town'", ispirato alla lavorazione dell'album "Darkness on the edge of town", pubblicato nel giugno 1978. "The promise", come "Because the night", faceva parte di quelle sessioni, ma non fu inserita nell'album.
Non ci importa quasi nulla dello smunto festival del cinema di Roma e neanche tanto dell'operazione commerciale prevista per metà novembre. Ma la canzone che dà il titolo a questo documentario narra come poche l'essenza di Springsteen, il sogno americano e la disillusione. Qui è proposta in una versione originale in b/n (il video è pò alterato) ed in una successiva del 2000 con traduzione in italiano.
L'interprete della faccia oscura del sogno americano ancora una volta è in Italia.
Ecco quattro performance tra le tante che si possono scegliere.
Un classico: "Born to run", qui eseguito nel 1975.
"The river" (1980) forse è la più bella ballata di Bruce Springsteen. Qui è proposta nella versione "live in New York" del 2000, lunga e struggente.
Sotto la traduzione. A fianco, nel widget verde, il sonoro di buona qualità.
The river
Vengo dal fondo della valle, amico,
dove quando sei giovane ti tirano su per farti fare la stessa vitaccia che ha fatto tuo padre Io e Mary ci siamo conosciuti alla scuola superiore quando lei aveva solo diciassette anni Guidavamo fuori da quella valle fino dove i campi erano verdi
Andavamo giù al fiume e nel fiume ci tuffavamo correvamo fino giù al fiume...
Poi ho messo incinta Mary e, amico, è stato tutto quello che mi ha scritto e per il mio diciannovesimo compleanno ho avuto un libretto di lavoro e un abito da cerimonia siamo andati giù al municipio e il giudice ha messo le cose a posto nessun sorriso da matrimonio, niente sfilata in chiesa niente fiori, niente abito da sposa Quella notte siamo andati giù al fiume e nel fiume ci siamo tuffati siamo corsi giù al fiume...
Trovai un lavoro ai cantieri della Johnstown Company ma poi il lavoro diminuì a causa della crisi economica Adesso tutte le cose che sembravano così importanti bhe, amico, sono scomparse nel nulla Adesso io mi comporto come se non le ricordassi, Mary come se non le importasse più nulla Ma io mi ricordo le nostre corse nell'auto di mio fratello il suo corpo abbronzato e bagnato giù al lago Di notte su quelle sponde restavo sveglio e la stringevo a me solo per sentire ogni suo respiro... Adesso questi ricordi ritornano per perseguitarmi, mi perseguitano come una maledizione... Un sogno che non si avvera è una bugia?... o è qualcosa di peggio...che mi manda giù al fiume, nonostante io sappia che il fiume è in secca prosciugato che mi manda giù al fiume stanotte Giù al fiume la mia piccola ed io
giù al fiume corriamo...
La terza racconta la storia di Ahmed Amadou Diallo, un ragazzo nero che senza nessuna colpa viene ucciso dalla polizia di New York con 41 colpi di pistola. il testo
"American skin - 41 shots" (2000)
"L'apocalisse è uno spiritual che si può ballare".
Infine, un gioioso brano attraverso il quale Springsteen ancor più va alle radici della musica popolare americana. Con un commento di Sandro Portelli.
"Oh Mary, don't you weep"
da "We shall overcome - The Seeger session" (2006)
"We Shall Overcome -The Seeger Sessions" è l’incontro – imprevedibile e inevitabile – fra due giganti della musica e della cultura americana: un rocker archetipico come Bruce Springsteen e la voce di quasi settant’anni di canzone popolare e politica, come Pete Seeger. Imprevedibile perché l’industria musicale tiene i generi separati come feudi incomunicanti; inevitabile perché ci dimostra l’unità profonda della musica americana... Le fonti del rock and roll stanno nella musica profonda dello spiritual (Oh, Mary, Don’t You Weep, Jacob’s Ladder), delle migrazioni (Mrs. McGrath), delle canzoni di lavoro (Erie Canal, John Henry, Pay Me My Money Down), delle filastrocche per bambini (Froggie Went a-Courtin’), della frontiera (Jesse James, Shenandoah, My Oklahoma Home), dei movimenti di liberazione (Eyes on the Prize, We Shall Overcome). Pete Seeger e Bruce Springsteen non hanno fatto altro che cantare, a modo loro, l’America che vedevano e quella che speravano di vedere." Sandro Portelli