"Il sale della terra" (2014) di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado
"La fotografia di Sebastiao Salgado ha percorso i continenti sulle tracce di un’umanità in piena mutazione. Ha testimoniato i maggiori avvenimenti che hanno segnato la nostra storia recente: conflitti internazionali, la fame, gli esodi. Si è spinto alla ricerca di territori vergini, paesaggi immensi, e raccontato, come un pittore della luce, la fauna e la flora selvaggia, all’interno di un mastodontico progetto, omaggio alla bellezza del pianeta". Da sentieriselvaggi.it
“Dopo una disfatta, tutti tornano a casa loro e dopo un po’ tornerà l’erba sui prati”...
"Torneranno i prati" al cinema, dal 6 novembre 2014, è il nuovo film di Ermanno Olmi, girato nelle trincee del fronte Nord-Est, a 100 anni dalla Prima Guerra Mondiale.
“Per un anno l’Italia ha mercanteggiato con un calcolo ignobile se rimanere neutrale o meno. Poi la famiglia Savoia, che era sempre distratta sulla Storia pur vivendola, ha deciso di schierarsi dalla parte delle nazioni da cui poteva trarre maggiori benefici commerciali”. “Prima di essere bello, questo film deve essere utile. Bisogna parlare di guerra perché i conflitti non devono accendersi mai più. Bisogna sapere, conoscere, se no come può la storia essere maestra di vita? Le celebrazioni del centenario non devono essere solo uno sventolio di bandiere, ma soprattutto un modo per capire perché si arriva a massacrare il proprio e altri popoli. Sappiamo che la guerra è la più grande stupidaggine, ma siamo sempre a rischio di ricascarci. Basti pensare ora a quei popoli non molto lontani che non possono tollerare più la propria situazione”.
Così Alicia Kays ha presentato la sua ultima canzone, pensando al figlio che verrà. "Mentre mi preparo a dare alla luce una nuova vita, non posso fare a meno di pensare al mondo nel quale la sto per portare. Non importa da dove veniamo, quando vediamo lo stato del mondo oggi, sentiamo tutti una frustrazione crescente ed il desiderio di fare la differenza. E tutti noi abbiamo una voce – abbiamo solamente bisogno di sapere come farla sentire. Ho una visione che credo sia più di un sogno, che so che potrebbe essere la nostra realtà. Credo in una comunità mondiale costruita sul vero significato della parola uguaglianza – nella quale tutti siamo considerati un popolo, indipendentemente da razza, religione, genere, provenienza geografica, credo o orientamento sessuale. Penso che tutte le nostre voci dovrebbero essere sentite, in modo che il sistema che ci rappresenta rifletta la nostra popolazione. Abbiamo bisogno che i nostri gruppi dirigenti rispecchino un giusto equilibrio dei doni che sia gli uomini che le donne hanno da offrire. Credo in un mondo in cui ogni bambino che nasce riceve un’educazione di qualità – nel quale i doni unici di ciascuno di loro vengano alimentati in maniera che essi possano essere una presenza benefica in questo mondo. Credo nel rispetto reciproco e nella cooperazione tra tutti i popoli e le nazioni. E’ arrivato il momento di porre fine a tutte le forme di ingiustizia razziale nei confronti di tutte le persone di colore. Credo nella fine dell’industria delle prigioni private in America, e in un sistema giudiziario rinnovato, basato sull’equità e la verità. Credo in un sistema sanitario globale basato sulla medicina integrativa, in modo che i nostri corpi siano riconosciuti e trattati come un unico sistema, e possiamo contribuire a controllare la diffusione di malattie come l’AIDS, la malaria, la TBC e l’Ebola. Credo che abbiamo la facoltà di porre fine alla povertà, all’oppressione, e alla mancanza di speranza, che spesso alimentano la disperazione, il terrore e la violenza. Credo nella Pace, nell’Amore e nell’Unità.
Credo che questa visione possa diventare una realtà". Oltre al video, "We are here" è qui sotto insieme a "No one" di qualche anno fa.
La freddezza di quei numeri dati al Tg, per raccontare l’ennesimo naufragio di migranti nel Mediterraneo, ha il potere di anestetizzare le menti, al punto da non pensare più che dietro quelle cifre si nascondano persone. Persone con una vita, una famiglia, legami, peculiarità, normali tic nervosi, con chissà? dei soprannomi, doti particolari. Studenti eccelsi, ottimi operai, militanti politici, sportivi o persone comuni. Non è facile pensare che chi viva lontano da noi possa avere qualcosa che ci assomigli!
Poi ti ritrovi a leggere pezzi di carta scritti da loro, durante quella maledetta traversata, quella che pagheranno con la stessa vita, oppure all’arrivo in Libia o poco prima di salire sui ‘barconi della morte’ che li porteranno in Italia, in Grecia o a Malta, e ti rendi conto che quei migranti siamo noi, che dietro ai numeri ci sono volti, sorrisi e lacrime.
Sono messaggi mai arrivati a destinazione, poiché il mare ha inghiottito questi uomini insieme con i loro sogni, le loro speranze, e adesso, quasi a volerli ricordare, ci restituisce queste piccole memorie, di paura e di amore.
Samir, giovane egiziano, tra i 20-25 anni, arrivato cadavere a Pozzallo:
“Mio adorato amore, per favore non morire, io ce l’ho quasi fatta. Dopo mesi e giorni di viaggio sono arrivato in Libia. Domani mi imbarco per l’Italia. Che Allah mi protegga. Quello che ho fatto, l’ho fatto per sopravvivere. Se mi salverò, ti prometto che farò tutto quello che mi è possibile per trovare un lavoro e farti venire in Europa da me. Se leggerai questa lettera, io sarò salvo e noi avremo un futuro. Ti amo, tuo per sempre Samir”.
Anche George, di probabile origine liberiana, al suo arrivo in Libia, sente che la sua vita sta per cambiare, così promette alla sua amata un futuro migliore, lontani dalla guerra, insieme:
“Amore mio, finalmente sono arrivato. La vita comincia adesso, spero di tornare per portarti con me e vivere insieme lontani dalla guerra. Ti amo”.
E il bisogno di scrivere alla propria donna, di lasciarsi andare ad un pensiero dolce, accogliente, spinge un migrante ad appuntarsi poche parole anche, in dialetto eritreo, su un pacchetto di sigarette, ritrovato da una giornalista del New York Times:
“Volevo essere con te. Non osare dimenticarmi. Ti amo tantissimo, il mio desiderio è che tu non mi dimentichi mai. Stai bene amore mio. A ama R “. da http://iljournal.today/
Nel 2010 furono in molti a notare la voluta somiglianza di "Sprawl II (Mountains Beyond Mountains)" degli Arcade Fire con "Heart of Glass" (1978) dei Blondie.
Qualche mese fa, in un concerto degli Arcade Fire i due pezzi sono stati eseguiti, uno dietro l'altro, con la partecipazione di Debbie Harry, voce e anima dei Blondie.