«Quando incontro qualcuno, da solo, mi è difficile fingere di non vederlo. Distogliere lo sguardo. Ma poi perché? Allora saluto con un cenno, con un buongiorno. Un "ciao", quando si tratta di persona conosciuta. Serve a stabilire una relazione. Un legame. Nulla di vincolante. Ma la persona con cui hai "scambiato" il saluto - dopo - non è più un "altro". Diventa un "prossimo". Magari non troppo "prossimo". Perché il "prossimo" è qualcuno che ti sta vicino dal punto di vista della distanza non tanto (solo) fisica, ma emotiva e cognitiva. La persona che saluti diventa qualcuno che "ri-conosci" anche se non lo conosci. Qualcuno che, a sua volta, ti ri-conosce, per reciprocità. Un "quasi" prossimo. Un "non estraneo". Un cenno di saluto serve, dunque, a tracciare un perimetro dentro il quale ti senti maggiormente a tuo agio. ... Abitanti di questo mondo senza relazioni e senza società, guardano ma non vedono. E non ascoltano. Temono chi si avvicina troppo. (E non è un caso che gli "stranieri" suscitino imbarazzo e fastidio. Al di là di ogni altro problema: ci "avvicinano" e ci danno del tu). Il prossimo, ha scritto Luigi Zoia, è morto da tempo. Sostituito da surrogati elettronici, che offrono mediazioni mediatiche infinite. Promuovono rapporti indiretti e im-personali. Apatici invece che empatici. Ma io non mi rassegno e continuo, continuerò a cercarlo. Il prossimo. A costruirlo, raffigurarlo. Intorno a me, almeno. Il prossimo. Anche se ridotto a un saluto, un cenno del capo. Non rinuncerò a guardare gli "altri" in faccia. Per egoismo. Per non sentirmi circondato "solo" da "altri". Cioè, per sentirmi meno "solo".»
Il sociologo Ilvo Diamanti prosegue la sua riflessione sull'Italia di oggi. «L'importanza del "Buongiorno". Salutare ci fa sentire meno soli» è estratto dall'edizione ampliata e aggiornata del "Sillabario dei tempi tristi", raccolta di articoli pubblicati su "la Repubblica".
In attesa che arrivi qualche nuova canzone, merita tornare su Dente. Qui si può ascoltare la sua stupenda "Sogno", inserita nel progetto "La leva cantautorale degli anni zero" (2010).
Luce con il sole – con la luna la notte si appoggia – il giorno fugge desiderio di pace – paura di guerra fiato – parole l'acqua si asciuga – il secco si bagna desiderio di pace – paura di guerra.
"Water Music, Suite No.2" (1717) Georg Friedrich Händel
Per l'acqua
Fermi! Giù le mani dal mio passo argentato. Non sono mica vostra! Non sono affatto vostra! Non voglio essere di qualcuno. Sono di tutti, ricchi e poveri, belli e brutti, sani e malati. Sono torrenti, fiumi, ruscelli, sorgenti, rigagnoli. Sono gocce, pioggia, neve, grandine. Nuvole. Nessuno mi può comprare, dirmi roba sua. Non sono un oggetto che si può rubare. Sono l'acqua, l'acqua non ha padroni, non li vuole. Ma loro vorrebbero me. Io sono libera, corro via, regalo momenti: disseto, lavo, rinfresco, ristoro. Sono vita. La vita non si vende né si compra. La si può togliere. Un tempo lavoravo. Facevo girare mulini e segherie, alzavo magli, muovevo ingranaggi. Davo una mano all'uomo e nessuno mi voleva soltanto per sé. Ero per tutti e tale voglio restare. Aiuto! I furbetti mi vogliono comprare, privatizzare! Privatizzare? Gente perbene indignatevi! Alzate un grido, alzate la testa, alzate i bastoni, se necessario. Difendetemi dai furbastri. Vorrebbero privatizzare anche il fiato! Io sono di tutti! Nemmeno le tegole mi trattengono. Passo veloce alla grondaia, al ruscello, al torrente, al fiume, al mare. Vado dove mi pare. Vorrei andare dove mi pare. Sono fuggitiva, corro, scappo, scantono, non fatemi imprigionare da chi vuol fare di me mucchi di soldi. Patrimonio di tutti siamo rimasti in pochi: l'ossigeno, le nuvole e io. Privatizzare me, è comprare le nuvole. Poi vi faranno pagare il respiro. Buoni, stiano buoni. Voglio bagnare il viso di un bambino senza chiedere permesso a nessuno. Tocca a voi, gente perbene, aiutarmi a farlo ancora.
Mauro Corona* a favore dell'acqua bene comune *scultore, alpinista, arrampicatore, scrittore, "padrone" delle valli del Trentino.