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lunedì 26 gennaio 2015

Selva oscura

 

La Giornata della Memoria è ricordata a Correggio (Re) con una mostra intitolata "La selva oscura".

"Nell’ebraismo il bosco è strettamente legato alla memoria: si usa infatti piantare alberi, o interi boschi, per ricordare le vittime della Shoah e i “Giusti”, i non ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita per salvare anche un solo ebreo dal genocidio nazista. L’albero e il bosco sono metafore delle vittime dell’Olocausto ma possono assumere anche un’accezione più vicina al concetto di “selva oscura” dantesca nella quale “la diritta via era smarrita”. Il bosco si connota in questo caso come luogo dello smarrimento dell’umanità intera di fronte a quel capitolo oscuro della Storia che è stata la soluzione finale nazista." (da "La Gazzetta di Reggio")
 


lunedì 27 gennaio 2014

sabato 26 gennaio 2013

Memoria


Clicca sulla foto per ingrandirla

Il 27 gennaio 1945 le le truppe sovietiche dell'Armata Rossa arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (nota con il suo nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il campo di concentramento e liberando i pochi superstiti.



mercoledì 25 gennaio 2012

Memoria | Auschwitz



"La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati."


Un bel video realizzato dalla Scuola media Marconi di Terni per il Giorno della memoria


"Auschwitz - la canzone del bambino nel vento" (1964) Francesco Guccini
Il video inizia con un giovanissimo Guccini.

Uno speciale della redazione di Liquida

giovedì 27 gennaio 2011

L'incredibile storia di Vadar


Fuggito da casa a 7/8 anni, rapito e costretto a mendicare, ha passato tutta l'infanzia e l'adolescenza a chiedere l'elemosina in giro per l'Europa, tentando più volte di tornare in Romania. Sfuggito agli sfruttatori, sente che in Italia il Governo rimpatria i rumeni e pensa che venendo nel nostro paese riuscirà a farsi rimandare a casa. E invece...

L'incredibile odissea di Vadar, durata vent'anni, è raccontata da una volontaria dell'associazione Naga, che a Milano che si occupa di assistenza socio-sanitaria e diritti dei cittadini stranieri, rom e sinti
. L'articolo

domenica 24 gennaio 2010

Rumore di niente



L'avevi creduto davvero
Che avremmo parlato d'amore?
Lo avevi creduto davvero
O l'avevi soltanto sperato col cuore?
Gli occhi oggi gridano agli occhi
E le bocche stanno a guardare
E le orecchie non vedono niente
Tra Babele e il Villaggio Globale
Babbo c'è un assassino, non lo fare bussare
Babbo c'è un indovino, non lo fare parlare
Babbo c'è un imbianchino vestito di nuovo
C'ha la pelle di un vecchio serpente
Appena uscita da un uovo
E c'è un forte rumore di niente
Un forte rumore di niente.


"Rumore di niente" (1999) Francesco De Gregori
ascoltala qui o in basso su youtube



La canzone si chiude con una lunga coda musicale che richiama Lili Marleen, la canzone antimilitarista osteggiata dal nazismo. La memoria - "babbo" - è un antidoto al rischio di "un imbianchino vestito di nuovo... un vecchio serpente" che può spuntare in mezzo al rumore di niente.



Le foto sono tratte dallo spettacolo "Stones" della compagnia teatrale israeliana "Orto-Da".
Per il loro spettacolo si sono ispirati al monumento scolpito da Nathan Rapoport alla memoria delle vittime dell’Olocausto e dei resistenti del Ghetto e posto nel 1948 all'ingresso del Ghetto di Varsavia.
Le figure del monumento, all’inizio immobili, si animano gradualmente e prendono vita attraverso i corpi/statue dei sei attori mimi rivestiti d'argilla da capo a piedi. Proiettati nel 21° secolo, i personaggi intraprendono un viaggio intimo nelle coscienze e nel tempo.


Un
video estratto dal loro straordinario spettacolo e alcune foto di primi piani in slideshow.



martedì 27 gennaio 2009

A forza di essere vento

Accomunati agli ebrei da uno stesso destino di morte, furono almeno mezzo milione gli zingari che persero la vita nei campi di sterminio nazisti. Ma è come se il vento ne avesse disperso la memoria.
Eppure le sofferenze patite dai Rom e dai Sinti sono state terribili. Essi furono perseguitati, sterilizzati in massa, usati come cavie per esperimenti ed infine destinati alle camere a gas ed ai crematori. Oltre ventimila vennero uccisi nel solo Zigeunerlager, il campo loro riservato ad Auschwitz-Birkenau, tra il febbraio 1943 e l’agosto 1944. (Sergio Franzese)



I versi finali di Khorakha in "romanes" (la lingua dei rom e dei gitani) sono di Giorgio Bezzecchi, "rom harvato", croato.
Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna
perché l'aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà
sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali.

Khorakhané (1996) Fabrizio De André

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