L'Italia e il baratro, di Altan
mercoledì 17 aprile 2013
venerdì 12 aprile 2013
Vite precarie | Quattrocento

Imbianchini sui cavi del ponte di Brooklyn New York. 1914, Eugene de Salignac

Operai in pausa pranzo su una trave d’acciaio senza protezione in cima
al Rockfeller Center a New York. 1932, Charles Ebbets
Imbianchino della Torre Eiffel. 1953, Marc Riboud
Clicca sulle foto per ingrandirle
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Questo è il quattrocentesimo post del blog
mercoledì 3 aprile 2013
L'ingenuità della rete

Questo post è rimasto quasi due anni nelle bozze di red-un'altravita.
Rispunta fuori ora, poiché si parla molto e a sproposito di iper-democrazia della rete, per segnalare un libro che The Economist aveva definito "Divertente e dissacrante. Non è solo un bel libro da leggere: è anche una risposta provocatoria e illuminante al cyber-utopismo che circola ovunque in rete".

"Twitter Revolution: se ne è parlato per l’Iran nel 2009, per la Cina e ora per l’Egitto: prima ancora che lo scontento dei cittadini, il grande protagonista delle proteste sembra essere stato il web. La convinzione che le tecnologie digitali siano lo strumento perfetto per la creazione della democrazia corrisponde alla realtà?
Morozov, in antitesi all’ottimismo utopista di pensatori come Clay Shirky, documenta come anche governi tutt’altro che democratici usino le piattaforme digitali piegandole ai loro fini. In Russia e in Cina, scrive, gli spazi di intrattenimento online sono studiati apposta per allontanare l’attenzione dei giovani dalla partecipazione civile. Internet non è inequivocabilmente buona, insomma; Twitter e Facebook non hanno giocato alcun ruolo cruciale; e la rivoluzione sarebbe accaduta con o senza di loro. Pensare alla rete come a un propagatore naturale di democrazia è fuorviante e pericoloso: la strategia più efficace per garantire forme efficaci di cambiamento sociale è rimanere calati solidamente nella realtà."
"L'ingenuità della rete", Codice Edizioni (2011)
Evgeny Morazov, classe 1984, scrive su New York Times, Washington Post, The Economist. Negli Usa è uscito il suo nuovo libro, qui recensito da Wired
Per proseguire l'argomento, ecco un bell'articolo pubblicato oggi su Dayly Wired.
L'illusione della neutralità e la democrazia elettronica
"...Può Internet rappresentare davvero un ausilio per la vita democratica? Ha senso parlare di democrazia elettronica, di agorà elettronica?
Le opportunità e i punti di forza offerti dalla tecnologie dell'informazione sono tanti: accesso alle immense basi di conoscenza, discussioni più ampie ed approfondite, decisioni più informate, opportunità di estendere la partecipazione anche a chi ha difficoltà a spostarsi fisicamente, maggiore trasparenza e possibilità di controllo dal basso, costi contenuti degli strumenti stessi.
Sono tanti però anche i rischi e le debolezze: rischio di una partecipazione deresponsabilizzata ed anonima, sfumatura delle diversità (sociali, di culture, di genere), confusione tra mondo reale e mondo digitale, tra istituzioni reali e comunità virtuali, eccessiva accelerazione dei processi decisionali, sovraccarico di informazioni, assenza di regole decisionali e linee guida consolidate dovute a scarsa esperienza (con il rischio di ricadere nella vecchia situazione di uno solo al comando), risorse economiche e culturali per accedere a Internet non ancora alla portata di tutti, rischio di perdere le caratteristiche fondamentali della democrazia...
La democrazia è troppo importante per lasciarla solo al software, si chiamasse pure Liquid Feedback."
Norberto Patrignani, 3 aprile 2013, Daily.Wired.it L'articolo completo
sabato 30 marzo 2013
Il fiore di Enzo
"Sfiorisci bel fiore" (1965) Enzo Jannacci
"Vi canterò una canzone che vi mostrerà una faccia un pò insolita di me, di me che siete abituati a vedere come un matto, come un personaggio che viaggia sulle linee dell'assurdo, dell'astratto, diciamo l'altra faccia di Enzo Jannacci; una canzone per la quale mi hanno fatto uno dei più grandi complimenti, dicendomi che si tratta di una canzone popolare."
Enzo Jannacci
Il testo in un altro post di red-un'altravita
venerdì 29 marzo 2013
giovedì 21 marzo 2013
Prima_Vera
domenica 17 marzo 2013
venerdì 15 marzo 2013
Pompeii
"Pompeii" (2013) Bastille
C'è chi dice che è una ventata nuova e chi la ritiene una furba operazione.
Si parla di musica, cioè di "Pompeii", titolo più che allusivo di una canzone cliccatissima in rete, qui proposta dai londinesi Bastille nella versione dal vivo. Il testo
E le pareti resistono al crollo
Nelle città che amiamo
Grandi nuvole passano sulle colline
E portano il buio
venerdì 8 marzo 2013
Zapatos rojos

"Rosso. Come il sangue che ogni giorno le donne versano per mano dei propri padri, mariti, ex compagni. Rosso. Il simbolo dell’energia vitale, della forza fisica e mentale, della volontà di opporsi ai maltrattamenti. Rosso. Il colore scelto dell’artista messicana Elina Chauvet per la sua installazione: “Zapatos rojos”, ossia “Scarpette rosse”.
Scarpe da donna di colore rosso o dipinte di rosso, sistemate per le vie, nelle piazze, vicino ai monumenti delle città per dire stop alla violenza di genere. Decolletes, ballerine, sandali, zeppe. Reperite in ogni città attraverso l’attivazione di una rete di associazioni. Ma anche grazie al contributo delle persone che portano le loro scarpe prima dell’installazione. Ogni paio rappresenta una donna e la traccia della violenza subita. L’effetto finale è quello di un corteo di donne assenti perché cancellate dalla violenza. Donne di cui rimangono solo le scarpe.

Il progetto di arte pubblica rimanda alla situazione di Ciudad Juárez, città del Nord del Messico, al confine con gli Stati Uniti. Qui, a partire dal 1993, gli atti di violenza sulle donne si sono moltiplicati. Le vittime da subito sono centinaia: rapite, stuprate, uccise. A poco a poco il fenomeno si allarga, ma è sempre tenuto in scarsa considerazione dalle autorità e dai media internazionali. E’ a Juarez che per la prima volta viene usato il termine “femminicidio“. Ed è qui che, nel 2009, Elina Chauvet ha dato vita a “Zapatos rojos”. Da allora l’installazione ha fatto il giro del mondo."
Lorenza Castagneri "Il fatto", 2 marzo 2013

venerdì 1 marzo 2013
Scappiamo per restare
"Before we run" (2012-13) Yo La Tengo
Dal semplice al maestoso.
Questa canzone ha fatto da apripista all'album "Fade" uscito pochi giorni fa.
Scappiamo via dalla fine, scappiamo per restare.
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